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È sbagliato costringere i propri figli a fare sport?

La famiglia ha un ruolo tutt’altro che secondario nell’educazione allo sport e ai genitori spetta il non facile compito di fornire le giuste opportunità e stimoli nelle fasi delicate della crescita

Non c’è dubbio che l’attività fisica sia estremamente importante per i bambini.

Oltre ai benefici legati al corpo e alla crescita, praticare uno sport può aiutare a costruire la fiducia e l’autostima, imparare le abilità sociali e stabilire abitudini di vita sane a lungo termine.

Ma ovviamente non tutti i bambini sono uguali e soprattutto non tutti amano lo sport allo stesso modo. Molti bambini si impigriscono, complici gli stimoli passivi come computer, console, tv e smartphone e a volte per un genitore convincerli a fare sport con regolarità può diventare come costringerli a mangiare verdura cotta ogni giorno.

 

Fino a che punto allora è giusto forzare i propri figli a praticare uno sport?

Se da un lato il ruolo di un genitore è quello di guidare i propri figli a fare le scelte più sane per la loro crescita, dall’altro l’uso della “forza” intesa come eccessiva pressione psicologica può generare effetti negativi sui bambini.

La partecipazione forzata può impedire al bambino di godersi l’attività, portandolo a vedere gli sport in modo negativo e lasciandosi sfuggire i molti attributi positivi associati alla partecipazione sportiva sana. Ma non solo: una spinta eccessiva a partecipare può anche impedire al bambino di imparare a gestire la sua vita e a sviluppare interessi in modo naturale e spontaneo.

Incoraggiare e stimolare è certamente meglio di costringere e forzare.

Un primo approccio può essere quello di proporre una prova, stimolando la curiosità. Se dopo la prima prova la reazione è positiva, date un rinforzo su ciò che è stato più bello in questa sua prima esperienza e rassicuratelo su ciò che può spaventarlo. State in contatto con le sue emozioni, senza mettergli troppa pressione ed evitando di suggerire stati d’animo.

La chiave è rafforzare costantemente l’importanza di provare, anche quando si fallisce, senza mai superare il punto di esaurimento. Se spingi troppo, lo stress aggiunto ridurrà ulteriormente la motivazione.

E se uno sport non funziona? Semplice, proponi un’alternativa.

Se tuo figlio o tua figlia non ama gli sport di squadra, fagli provare più sport individuali come il nuoto, la danza o le arti marziali. Ci sono molti altri sport che possono aiutare a sviluppare grandi capacità e mantenere i bambini attivi, senza la pressione di un ambiente di squadra.

Qualunque sia l’attività che tuo figlio preferisce, assicurati di sgomberare il campo da pressioni e aspettative che possono procurargli solo ansia e allontanarlo dall’idea di sport=divertimento. E soprattutto, poiché le azioni valgono più di mille parole, ricordati di rappresentare tu per primo un modello di persona attiva, che ama lo sport: il movimento, l’energia e la vitalità possono facilmente contagiare tutta la famiglia.