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Analfabetismo motorio: cosa facciamo per i nostri figli?

Nel giro di qualche decennio è scomparso il gioco in strada. Niente più bambini che si rincorrono nei cortili giocando a nascondino, che saltano la corda o che si arrampicano sui muri e sugli alberi per recuperare la palla, che vanno in bici, fanno capriole o saltano per passare oltre la schiena di un compagno.

I giovanissimi stanno progressivamente raggiungendo il grado zero delle capacità motorie, ovvero l’assoluto analfabetismo motorio. Il livello di mineralizzazione delle loro ossa si abbassa e la muscolatura è così poco tonica da causare problemi di postura: dopo pochi minuti in piedi devono sedersi e sono sempre stanchi.

In prima media – racconta Sergio Dugnani, docente di Scienze del Movimento all’Università di Milano – due ragazzi su tre non sanno eseguire una capovolta in avanti: si bloccano, si contorcono, si accasciano su un fianco.

Alcuni test effettuati su migliaia di studenti presso il Centro Capacità Motorie dell’Istituto Tecnico Gobetti-De Gasperi vicino Rimini hanno mostrato che 58 quindicenni su 100 hanno una forza delle braccia insufficiente o scarsa, 78 su 100 hanno un tono muscolare insufficiente nelle gambe, 68 su 100 non superano il test di resistenza, 50 quello di velocità e 47 quello relativo alla coordinazione motoria e i risultati peggiorano di anno in anno.

L’analfabetismo motorio è anche figlio del nuovo stile di vita di bambini e adolescenti: videogiochi, smartphone e intrattenimenti domestici di ogni tipo che “mettono al sicuro” i ragazzi dai pericoli della strada. Genitori iperprotettivi che hanno determinato nei propri figli queste e altre incapacità (incluse quelle sociali). Una scuola che non sempre dispone delle strutture o dei fondi necessari per far svolgere attività sportiva negli Istituti e che quindi difficilmente riesce a compensare questi deficit. Negli ultimi anni, alcuni progetti del MIUR e del CONI hanno cercato di combattere l’analfabetismo motorio, ma c’è ancora molto da fare.

La prima istituzione responsabile è la famiglia e i genitori devono prendere consapevolezza che i pomeriggi trascorsi dai propri figli davanti a schermi e videogiochi sono una delle principali cause del problema e che la pratica di uno sport dovrebbe rappresentare la massima priorità insieme agli studi.

I genitori possono fare tanto, dando innanzitutto l’esempio nel mantenersi attivi e coinvolgendo i figli in uno stile di vita dove il movimento è vita, energia e benessere.

Alcuni pensano infatti che l’alfabetizzazione fisica avvenga nei bambini in modo assolutamente naturale e spontaneo. Non è vero: ci sono bambini che sviluppano buone abilità fisiche di propria iniziativa, ma molti altri no. L’ambiente gioca un ruolo importante. Quelli che crescono in una famiglia attiva hanno maggiori probabilità di imparare guardando i membri più adulti della famiglia.

E’ necessario che i bambini svolgano frequentemente movimenti di bilanciamento, ovvero tutte quelle attività che prevedono il riequilibrio o il centramento del peso corporeo: l’evitamento di una palla o di avversari, l’atterraggio sul terreno correttamente, la rotazione, lo stretching, l’oscillazione, la torsione, ecc., dove i tempi di reazione sono importanti.

E se le occasioni per muoversi all’aria aperta sono poche, soprattutto durante i mesi invernali, la vera alternativa è lo svolgimento di attività sportive con il supporto di istruttori, come il nuoto, la danza, le arti marziali, il basket e gli altri giochi di squadra.

Alfabetismo scolare e motorio sono un binomio imprescindibile per una sana crescita. Fitness club e centri sportivi, anche stando vicini alle scuole per sviluppare progetti congiunti, possono certamente offrire opportunità concrete per un cambiamento. 

 

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